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Un grande campione a dispetto dell’altezza. Giovanni Toschi è stato un esempio romantico di un calcio che non c’è più, fatto di passione, impegno, semplicità e correttezza in campo e fuori, indipendente dalla categoria in cui si è trovato a giocare.
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È stato il testimonial di un calcio effervescente, pieno di spunti, dribbling e fantasia che entusiasmava non solo i suoi tifosi, ma tutti gli appassionati. Grazie a doti tecniche non comuni, ha regalato spettacolo e “magie” su tutti i campi di calcio che ha calcato. Torino e Cesana sono stati suoi palcoscenici migliori ma dove ha giocato, ha sempre lasciato ottimi ricordi da Mantova a Reggio Calabria, a Foggia, Novara e Viareggio. A casa, nella sua lucchese, ha cominciato la “scalata” al successo e ancora oggi conta tanti amici e estimatori. Tanti lo ricordano anche perché… segnava solo i gol che contavano… In carriera, si è guadagnato tanti aggettivi, nomignoli e titoli di giornali. Di lui hanno detto: «Tipica ala-giocattolo, per stile e rapidità di movimenti ricorda agli appassionati torinesi due mini-ali del passato (il granata Bo e il bianconero Muccinelli). Dribblatore sconcertante e tiratore efficace da media e corta distanza, sfrutta l’istintivo, splendido opportunismo per realizzare reti decisive in piena “zona Cesarini” quando i nervi dei difensori avversari cominciano a cedere e la sua vitalità diventa vincente.» (Sandro Ciotti, nel libro “Sotto il segno del Toro”). «Attaccante brevilineo, fiato da vendere, dribbling ubriacante in velocità, Giovanni Toschi è stato un furetto capace di mettere in crisi tanti avversari, costretti spesso a ricorrere alle maniere forti per cercare di fermarlo. Per la sua capacità di sgusciare in mezzo a tutti fu ribattezzato “Topolino” ma era un topolino che scalava con disinvoltura le “montagne” rappresentate dalle difese più rocciose.» (Tonino Raffa, inviato di “Tutto il calcio minuto per minuto”).